Sei una mamma che ha allattato il proprio figlio per trentordici mesi? Hai partorito naturalmente tra musica new age e leggeri sospiri, senza nessuna complicazione post partum? Il tuo pulcino dorme dal primo giorno di vita tutta la notte, anzi è lui/lei che ti supplica di portarlo a nanna alle 20.30 e ti chiede di non svegliarlo prima delle 10.30?

Ecco, questo libro non è per te.

Potrebbe passarti la voglia di dare un seguito alla tua prole.

Potresti farti venire dei dubbi sulla normalità di tutto quello che ho scritto qualche riga più sù.

Potresti credere di essere veramente una mamma perfetta.

Ma le mamme perfette non esistono, sappilo.
Parola di mamma ribelle.

Ho preso in prestito questa definizione dal libro di Giada Sundas “Le mamme ribelli non hanno paura”, che ho letto qualche giorno fa per presentarmi all’incontro con l’autrice alla libreria Feltrinelli di Verona.

Giada ha 24 anni e una bambina di 2 anni e mezzo. È un contenitore esplosivo di allegria e ironia, anche se nasconde benissimo le ore di sonno mancate e l’acido lattico per le corse dietro a sua figlia.

Ha scritto un libro, il suo primo libro, per dare a sua figlia una sorta di album dei ricordi dei suoi primi attimi di vita. Racconta infatti in poco più di 150 pagine com’è stata la gravidanza, il momento del parto, il ritorno a casa e come ha mosso i suoi primi passi nel mondo ostico e complicato della maternità.

La mia esperienza di madre si è scandita in centinaia di fasi contrastanti e totalmente incoerenti tra di loro, mi permetto di coniare il termine “bipolarismo materno” per descrivere in parole povere l’andamento della curva umorale delineata da picchi di «amore di mamma, è controproducente continuare su questa linea di reticenza, ti prego, siediti qui ed esponimi le motivazioni del tuo comportamento» e altri di «vieni qui, piccola discendente di Satana, se non la smetti subito ti faccio internare in un collegio salesiano in Bosnia».

È una sorta di anti-manuale sulla maternità. Lei che (come me) ne ha letto tutti i libri sulla maternità disponibili negli store online, nelle librerie di città e anche quelli nascosti sugli scaffali polverosi delle piccole biblioteche di paese, con le copertine che si staccano e le pagine ingiallite dal tempo, ha deciso di raccontare come stanno veramente le cose.

La presenza di un neonato in una casa scatena quello che si definisce il fenomeno del Re Magio, ovvero per due settimane, ogni giorno, ci fu un viavai di amici e parenti ansiosi di vedere la nuova arrivata, tutti pronti a impartire la lezioncina sulla crescita di un bambino. «Si fa così, non si fa cosà, stai sbagliando, è meglio questo di quest’altro, vestila di più, allattala di meno, la stai viziando e bla bla bla…».

[Esperienze di vita]

Memore da racconti altrui di quello che poteva succedermi, io prima ancora di partorire avevo dato disposizioni a chiunque incontrassi per strada per che un mese dopo il parto mi sarei chiusa nel monastero di casa mia senza ricevere visite. Volevo proprio evitarmi questo pellegrinaggio di germi, batteri e consigli non richiesti. Siamo rimasti solo io, la fagiola e il suo papà, a creare il nostro nido. E non c’è stato periodo più bello.

Ma questo è solo uno dei tanti episodi raccontati da Giada in cui mi sono rivista anch’io. E sono giunta alla conclusione che concordo assolutamente con lei, quando sostiene che per il mestiere di mamma non esiste IL manuale. È un lavoro che si impara giorno dopo giorno, con – e prima di tutto da – gli errori.

[Esperienze di vita]

Le alette del pannolino che rimangono tra la piega di quelle belle cosciotte sono come lo scivolo dell’acquapark, per la pipì. E dopo il primo materasso inzuppato ci inventerai su pure una canzoncina, per ricordarti di aprirle.

Accorrere a ogni mini-uèèè non ti renderà campionessa olimpionica dei 3000 metri siepi, quindi imparerai a camminare come le persone normali e scoprirai che, nel frattempo, il mini-uèèè si è già trasformato in un ronf-ronf.

 

C’è chi stressa il partner o la migliore amica (rigorosamente senza figli) con tutte ste cose, c’è chi si sfoga su un blog e chi, come Giada, da voce ai pensieri su Facebook. È così che ha cominciato a raccontare quello che provava ai 200/300 amici intimi che tutti collezioniamo (e selezioniamo) sui social. Poi qualcuno le ha chiesto se poteva condividere quelle frasi e da lì al virale il passo è stato davvero breve. Oggi (giugno 2017) conta più di 22mila follower: madri, padri, nonni e anche persone senza figli che leggendo i suoi post o ci hanno rinunciato per sempre o hanno cambiato idea.

Con ironia e leggerezza, Giada racconta la sua vita NORMALE di mamma di dueenne. Nessuna impresa epica, nessun Nobel per la Maternità. Il suo pregio, e quello che rende questo libro assolutamente un must-have per primipare e pluripare: saper raccontare in modo divertente anche i momenti più critici di una neomamma, come la mancanza di ore di sonno, i primi approcci con lo svezzamento, le cacche di colori strani e un comune raffreddore che si trasforma in tosse grassa, che si trasforma in bronchite, che si trasforma in peste bubbonica.

Insomma, ci sarà un motivo se l’ho inserito nella lista dei 28 libri da leggere sotto l’ombrellone, no?