Sei alla ricerca di libri per bambini 1 anno? Questi fanno proprio al caso tuo. Non ci credevo neanche io, ma i libri delle facce sono davvero apprezzatissimi dai bambini, anche da quelli più piccoli. Il perché arriva dalla nostra natura di osservatori e dalla capacità del viso umano di trasmettere emozioni.

La prima cosa che un bambino vede, quando viene al mondo, è il viso della mamma. I suoi occhi, il suo sorriso, per lui sono il mondo. E lo saranno per parecchi anni a venire.

Quando la fagiola era piccola piccola passavamo ore e ore a fissarci. Io ammiravo i suoi lineamenti dolci e paffuti, chiedendomi cosa sarebbe diventata da grande, pensando a quanto sarà divertente insegnarle a mettersi l’eyeliner, a quante occhiate furtive partiranno da quegli occhioni tondi alla volta di un innamorato…

Lei mi guardava e basta.

I bambini, già a 3 mesi, distinguono un volto sorridente da uno imbronciato e grazie sempre a quei famosi neuroni specchio in poco tempo riescono a replicare tali mimiche facciali, associandole a un’emozione, e a reagire ad esse.

Sarà sicuramente capitato anche a te: se sorridi a un bambino – ma di un sorriso genuino mica di quelle espressioni ebeti da plastica facciale – il bambino fa altrettanto. E associa alla tua presenza un’emozione positiva.

Se invece incontra visi scuri, sempre accigliati, difficilmente si sentirà a suo agio e si lascerà andare ai gorgoglii.

Quali caratteristiche devono avere i libri delle facce

Nel saggio “Nati sotto il segno dei libri” di Luigi Paladin e Rita Valentino Merletti sono indicate le caratteristiche principali dei libri delle facce:

  • forma quadrata
  • 1 soggetto per pagina
  • testo ridotto a poche parole o semplici suoni
  • rappresentazione fotografica del volto (meglio se di bambini) nelle loro emozioni

“Facciamo le facce” di Gribaudo è un esempio perfettamente riuscito.

facciamo le facce

Gli ingredienti elencati sopra ci sono tutti e alla fine c’è pure una pagina-specchio in cui il bambino può vedere riflesso il suo viso e giocare a mimare le emozioni.

facciamo-le-facce

Noi qui lo sfogliamo tutte le sere e ci lasciamo andare alla mimica e ai suoni 🙂

Ne esistono tantissimi altri, però. Ad esempio:

guarda che faccia

abc boccacce sanna

facce abbatiello

quante facce

Questo gioco delle facce lo si può fare già a partire da 9/12 mesi: questi libri sono infatti indicati per bambini di 1 anno, ma non solo. Si può continuare ampliando il numero di emozioni da conoscere e integrando le espressioni in contesti narrativi. I bambini, infatti, interpretano le emozioni non solamente dalla faccia ad essa associata, ma anche dal contesto in cui queste espressioni vengono generate. “Faccia Buffa” di Nicola Smee (Ape Junior) ne è un bellissimo esempio.

faccia buffa smee

A una pagina, a sinistra, in cui viene rappresentata un’azione (ad esempio l’arrivo di una famiglia di orsi) se ne affianca una, a destra, dove viene rappresentata la faccia, vista di fronte, che identifica quell’emozione.

faccia buffa smee

Uno degli aspetti fondamentali dei libri delle facce è che i visi devono essere sempre rappresentati in maniera frontale. Ciò ha causato non pochi problemi agli illustratori, che dovevano trovare il modo di rispettare questa “indicazione” dando però anche l’idea del movimento (solitamente rappresentata con personaggi di profilo). La soluzione è arrivata prima con la Pina di Lucy Cousine e poi con Peppa Pig: i due personaggi sono infatti rappresentati di profilo (prova ne è il naso pronunciato dei vari maialini di Astley Baker Davies) ma con entrambi gli occhi visibili. Aspetto, questo, che rende bene l’idea del viso frontale.

pina lucy cousine

peppa pig

Facce buffe per imparare a trasmettere emozioni

Da piccola anch’io ero campionessa di smorfie: la mia preferita era quella degli “occhioni brutti”, a metà tra viso imbronciato e faccina triste. Un gioco divertente che mi aveva insegnato mio nonno, e che è la conferma di quanto sostenuto dagli studiosi. Rappresentare in un libro un bambino che fa le smorfie, quindi, non vuol dire dare un esempio sbagliato, di bambino maleducato. Non c’è da temere che, sfogliando quelle foto, il tuo pargolo diventi un monello che fa le boccacce. Anzi, direi che c’è proprio da augurarglielo. Le foto dei libri delle facce, se fatte bene, sono in grado di cogliere le mimiche naturali di noi esseri umani e di insegnare ai bambini che cosa sono le emozioni.

Per i più grandi, invece, possiamo ricorrere a veri e propri atlanti come “Emozionario. Dimmi come ti senti” di Nord Sud Edizioni, dove invece delle facce ci sono dei veri e propri quadri d’artista a rappresentare gioia, felicità e tristezza.

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